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Benvenuti in Studio Mesa.

Studio Mesa è un archivio visivo nato da una stratificazione di suggestioni. Per comprendere quelle essenziali, che ne delineano l’immaginario, sarebbe opportuno iniziare da una chiarificazione del nome. Esso riprende la traccia Black Mesa del compositore norvegese Biosphere, che restituisce con precisione l’incerta sospensione che attraversa ogni immagine.

Citando Tom Waits:

I LIKE BEAUTIFUL MELODIES TELLING ME TERRIBLE THINGS

Per approfondire, la Black Mesa è un tavolato vulcanico americano situato in una zona di transizione tra prateria temperata e steppa arida. Questo paesaggio evoca un immaginario essenziale e metafisico, polveroso e cinematico, distante dai sogni tecnologici arrugginiti e dalle ferite dell’asfalto. Qui, la luce lattiginosa getta ombre eccessivamente lunghe e mai troppo nere. Qui, il colore facilmente confonde e disvela. L’atmosfera è allora rarefatta, densa, fluida e impercettibile. Sembra richiamata l’immobilità ottica di Gregory Crewdson, in cui tutto appare strutturato e contemporaneamente abbandonato.

C’è bellezza, sì. Ma è la bellezza solitaria ed elegante delle crepe del tempo che si posa sulle cose rendendole intime e vere.

Selected Ambient:

36 – Symmetry System (Shadow)
Abul Mogard – Half Light of Dawn
Acronym – In the Swamp
Akira Kosemura, Lawrence English – Crater
alva noto, Ryuichi Sakamoto – Monomom
Autechre – Nine
Autechre – Altibzz
Brian Eno – Tal Coat
Donato Dozzy, Sabla – Flusso IV
Fennesz, Ryuichi Sakamoto – Oto
Hans Zimmer, Benjamin Wallfisch – Mesa
Hello Meteor – The Sound of Morning
Huerco S. – Lifeblood
Loscil – Collision of the Pacific Gather
Loscil – Cobalt
Nils Frahm – World of Squares
Piero Umiliani – Nello Spazio
Vangelis – Rêve

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